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Una giornata lavorativa da calciatore?

Ieri sera stavo guardando una partita di calcio, cosa che accade sovente da quando convivo, ed essendo un evento che di per sè non mi suscita grandissimo interesse, mi trovo spesso a vagare con la mente sui pensieri più disparati. Stupidi ovviamente: non è che una partita di calcio mi stimoli sinapsi filosofiche. Nello specifico ieri, sarà perchè la giornata lavorativa era stata una di quelle parecchio stancanti, mi sono autoinnervosita pensando a come sia vero che piova sempre sul bagnato, e di come i calciatori ne siano un esempio lampante. Insomma: già guadagnano tanti di quei soldi che un comune essere umano ci manterrebbe i familiari fino al decimo grado di parentela per una dozzina di generazioni, è necessario che abbiano anche innumerevoli benefit? Non se li meriterebbe di più quel povero cristo di italiano che si fa il mazzo tutti i giorni per uno stipendio che, se è fortunato, gli permette con sarcifici di arrivare a fine mese senza debiti? Esempio a caso: non me li meriterei di più io che sono una dei tanti che si impegna al massimo anche senza avere in cambio montagne di soldi e gloria? Da qui è stato un attimo chiedermi come sarebbe se vivessi una delle mie giornate lavorative, col mio stipendio, il mio solito impegno, ma lo stile di vita del calciatore...

 

Arrivo al lavoro la mattina presto, alle 7:30 come mio solito. Indosso ovviamente la divisa aziendale: un tailleur pensato da Valentino con logo della società, mio nome e cognome ricamati sul taschino. Certo è limitante esser vestita sempre uguale ed uguale agli altri colleghi, ma mi rendo conto che l'identità dell'azienda dev'essere forte anche nell'impatto visivo. E poi possiamo scegliere le scarpe: oggi ne indosso un paio sobrio sobrio fucsia con tacco giallo fluo.

Si aprono le porte dell'ascensore al piano 11 dove spesso son la prima ad arrivare e trovo tutto chiuso, oggi invece corridoio spalancato con luci accese e ai due lati un folto comitato di accoglienza emozionato e sorridente. Quando varco la porta del corridoio dal microfono dell'ingresso risuona una voce entusiasta "Entra al lavoro Eeeeeelisa Beeeenetti!!!!!" applausi, ola e esclamazioni di giubilo del comitato di accoglienza mi accompagnano fino all'ufficio.

Mi siedo sulla mia poltrona di pelle davanti al monitor appositamente studiato come distanza, posizionamento, dimensione per affaticare il meno possibile la mia vista e mentre sgranchisco le mani prima di iniziare a programmare, un massaggiatore pensa a rilassarmi collo e spalle. Accendo il pc e comincio a leggere le mail....eccola lì...una è del capo: nuova release di un servizio da passare in produzione entro la giornata. Quella di oggi sarà una sfida dura ma subito il comitato di accoglienza arriva a spronarmi con coretti motivanti "Alèèèè Elisa aleèèèèè, dai che Lepida è tutta con teeeeeeee!" "Oooooh oooh oooooohiiiiiiiiiiiii, dai Elisa programma per noiiiii!". Con rinnovato entusiasmo mi collego al server di test per terminare il debugging del codice ed effettuare le ultime modifiche assieme ai colleghi che nel frattempo hanno raggiunto la loro postazione accompagnati dalla solita ola. Ecco devo ammettere che lavorare con tutto questo casino un pò disturba....

Facendo un buon lavoro di gruppo giungiamo all'ora di pausa pranzo con il test perfettamente concluso e andiamo verso la cucina stringendo la mano alle persone del comitato di accoglienza che ci fanno i complimenti elencando le parti migliori della mattinata "oggi la tua programmazione è stata pulita elegante ed impeccabile, continua così!" "il modo in cui hai risolto quel problema di crossbrowsing entrarà nella storia!" "una funzione così ben strutturata non la si vedeva dalla famosa release di Febbraio 2011!". Mi accomodo al tavolo e degusto le pietanze che uno staff di cuochi studia apposta per le esigenze psicofisiche di ciascuno di noi, mentre il capo ci suggerisce le strategie su come affrontare la parte lavorativa pomeridiana analizzando in modo critico ciò che è stato fatto fino ad ora: sì, è necessario non staccare mai la mente dall'obiettivo, la gente si aspetta che ce la facciamo (cosa che ci ricordano anche i cori che sentiamo proseguire in lontananza) e ce la faremo. Si torna alle postazioni e si passa alla parte più critica: cominciamo a sentirci stanchi ed è proprio adesso che la sfida si fa dura, sui server di produzione non si può sbagliare. Ci colleghiamo alla prima macchina e cominciamo le modifiche, con estrema perizia e velocità insieme. Effettuata la release il comitato di accoglienza che aveva seguito l'azione col fiato sospeso si alza in piedi applaudendo e si abbracciano l'un l'altro in preda alla gioia. Questo ci dà la forza per affrontare il secondo server. "Qui il comando dà errore, la versione va in conflitto con le ultime modifiche!" un ansioso brusio del comitato sottolinea l'annuncio del collega e quando le telefonate degli utenti incarogniti cominciano ad arrivare l'ansia aumenta. Veniamo però immediatamente riportati alla concentrazione dal capo che dalla soglia ci urla in modo concitato i suoi suggerimenti "in due sulla ricerca su google, dovete starci in due!" "più veloci su quella tastiera, più veloci!!" mentre alle sue spalle risuona il coro "Oh oh oh oh tu utente cazzo vuoi, puoi chiamare quanto vuoi, tanto poi vinciamo noi! Oh oh oh oh". Anche questa volta il problema viene brillantemente risolto: sicuramente domani sarà su ogni prima pagina dei giornali. Terzo e ultimo server, pare procedere tutto per il meglio quando....BAM! Si riavvia inaspettatamente il sistema! Grida di dissenso e comprensione mentre aspettimo il reboot ed i nostri pensieri vengono immediatamente esternati dal comitato: "Pezzo di merda! Ubuntu pezzo di merda!" "Server! Server! Va-ffan-culo!".

Tutto viene comunque alla fine concluso nei tempi previsti. Senza nemmeno un minuto di recupero. Guardiamo soddisfatti la folla impazzita per questa nostra ennesima vittoria mentre usciamo dall'ufficio. Nonostante la stanchezza diamo 10 minuti alla stampa rilasciando qualche intervista "Il capo ha scelto bene il team. Le sue strategie aziendali hanno dimostrato ancora una volta di essere ottimali e ci hanno permesso di vincere anche questa sfida grazie anche al lavoro di squadra e ringrazio i miei colleghi per questo" "No la prossima sfida non ci preoccupa, siamo pronti, sappiamo di essere forti". Poi a casa. Che è il solito bilocale di 45mq, quello che posso permettermi, dove arrivo esausta.

 

Quando la mia immaginazione arriva a questo punto della storia mi accorgo sorridendo che alla fine anche io ho i miei benefit... la mia gattina come apro la porta mi fa le feste come se fossi la persona piu importante del mondo e le sue fusa mi rigenerano lo spirito. Poi chiama mamma, capo dei miei ultrà sostenitori (quei familiari ed amici su cui posso sempre contare) che mi dice di tenere duro e che è orgogliosa di me, anche se domani ciò che ho fatto al lavoro non sarà in prima pagina...Infine arriva a casa il mio ragazzo, che mi abbraccia forte, un abbraccio che altro che una tifoseria intera...dà molto di più.

La partita in tv è finita, pareggio. La mia squadra al lavoro invece vince sempre ogni sfida e per molti meno soldi. Il mio sorriso si allarga e mi addormento con un ultimo coretto illuminante nella testa "I veri campioni siamo noiiiii! I veri campioni siamo noiiiii!".

Detto questo: se poi mi mandate un collega col fisico di Balotelli che ogni volta che conclude un lavoro con successo si toglie la maglia mostrando orgoglioso l'esercito di tartarughe che ha al posto della panza a me va bene eh!!

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